Oggi l’ho quasi sentito, ho quasi provato un dolore interno con cause esterne.
Non parlo di pali o oggetti fisici, ma di persone.

Mentre lasciavo Salvatore poco prima di un appuntamento a quattro, dove il quarto era previsto fossi io, ho sentito una lacrima uscire, per n secondo, poi è tornata indietro.

Ha eluso il sistema di sicurezza, in qualche modo.
Quasi per la prima volta sono riuscito a stare male a causa di qualcun altro.
Potremmo considerarlo un piccolo passo avanti fuori dalla merda che mi porto in testa e in questo caso non parlo dei miei capelli.

Altro invece è il perché io decida di mollare una persona senza pensarci sopra nemmeno un secondo. Insomma, nel momento in cui mi sono disteso sul letto con lui avevo ancora intenzione di andare a questa cena, una cena di coppie in pratica, ma subito dopo, ho cominciato il discorso. Boccheggiando e annaspando gli ho spiegato cosa era successo quel giorno, quello che succede sempre: mi ero irrigidito, mi stavo congelando.
Bisogna dire che io in una relazione non riesco a dare molto, non riesco a sacrificare niente di me, né a fare qualcosa in funzione dell’altro; fingo di sforzarmici, ma in realtà non ci metto energie e non ne metto nemmeno per cambiare. È per questo che cerco sempre di avvisare i ragazzi, subito, in primis con una serie di variazioni sul tema “quanto sono incapace a rapportarmi”, in secundis con un paio di esempi pratici di basso livello, così per dare un’idea e m’illudo che questo faccia capire. Niente, non funziona mai.
Eppure Salvatore del suo ce ne ha messo, si accontentava di quel poco che gli davo e ha resistito a ben due sfanculamenti belli pesanti, tanto da farmi credere che lui mi avrebbe portato fuori dalla mia malattia, perché da ora è meglio essere chiari: di malattia si tratta; tuttavia il problema è che la guarigione dipende esclusivamente da me e, come ho detto prima, non sono tipo da mettere energie in una cosa del genere.

Ci sono stato male, non c’è che dire, c’è una domanda che si è fatta strada nella mia testa.
Perché godo così tanto nel far star male le persone buone che mi stanno vicino? Perché mi crogiolo nel potere di ferirle e non appena le sorprendo in un momento di felicità o calma, affondo la lama della mia infimità e li uccido godendomi ogni momento? Accadde con molte persone e non sempre solo una volta per ciascuno.

Sempre di più credo che non sia il caso di accostarsi ad altre persone, non credo di poterlo fare, non credo sia giusto per loro, non credo sia una soluzione, semmai un problema. Ogni momento di felicità ‘coniugale’ è effimero e a breve scadenza e ogni volta se ne vuole di più.

Sorvoliamo sul fatto che nemmeno io so perché mi nego una vita normale.

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