Durante una solita domenica di tradizionale introspezione, mentre ero inconsapevolmente molto vicino a comprendere l’escatologia mazdeista (sintomo dell’incertezza noumenica che grava sul mio mondo in questi ultimi giorni di vita o altre boiate di cui la filosofia si occuperebbe volentieri, se non avesse seghe mentali più inutili a cui dedicarsi), fui colto dal particolare e triste destino che vive il passato remoto e dalla pesantissima sensazione di averne parecchio abbastanza di tutto.

Oggi mi sento un’incrocio tra Tess dei d’Urberville e Xena. Deve essere terrificante da osservare. Figuratevi esserlo! Non è poi così comodo tenere un corpetto metallico sotto un’abito di mussola mentre falcio il grano con i miei cerchi affilati.

È proprio in seguito a questa corroborante epifania che ho deciso di dare una piega un po’ più positiva al blog. Ormai scrivo solo quando sono particolarmente appesantito dalle inique vicende della vita nel mio mondo. Io fossi in voi non lo leggerei, è noioso.

E grazie a dio o chi per lui non dovrò mandare molti cesti di frutta per scusarmene.

Anche perché, si sa, sono recidivo per definizione e una tentazione è pur sempre una tentazione e io, per inclinazione, cerco sempre di recarmi soddisfazione e come uno sfigato di quei poeti provenzali, finisco sempre per cedere davanti a un’occasione per sbagliare.

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