Molte cose, quando le si tiene al chiuso dentro sé troppo a lungo, diventano pus.

Tutti sanno che l’interno del sé è caldo, umido e, ad ogni buon conto, malsano. Come tutti sanno che il pus è un umore pestifero, lo dice il nome, ed è quindi considerato dalla comunità scientifica internazionale materia peccans. La scienza medica1 ha comunque appurato che la sua fuoriuscita è segno di guarigione ed è stato dunque definito umore bonum et laudabile. Ad ogni modo, tutti lo sanno, medici vetant continere. Forse sto facendo un po’ di confusione, ma il punto spero sia chiaro.

Quando i filosofi smettono di sprecare il loro tempo pensando al nulla in simpatici circoli viziosi, ne consigliano unanimemente l’espulsione.

Non c’è dunque da sorprendersi se dire cose non dette e troppo a lungo taciute, un po’ per masochismo, un po’ per non complicare i rapporti finiti (?), un po’ per celia e un po’ per non morire, conferisca un enorme senso di sollievo e ritrovato tono all’autostima.

Il percorso catartico che passa per una cocente e deserta distesa di umiliazione e le larghe distese della Steppa della Penosità conduce, per chi sa portarlo a termine senza le dovute inibizioni, alle dolci e tiepide pozze del sollievo e dell’autosufficienza emotiva in cui è comunque lecito urinare, se scappa.


1. Per come la conosco io, ovvero ferma a prima del ‘500, quando era molto più divertente.

Annunci