Se per molto tempo non si è stati felici, si possono avere serie difficoltà ad affrontare e riconoscere i segnali della felicità.
Nel mio caso, spesso ho cercato di evitare, non sempre inconsciamente, momenti di pubblica felicità, per togliermi dall’imbarazzo per l’incapacità di gestire la situazione o per l’effetto straniante che temevo questa potesse sortire.
Ma è poi capitato che io dovessi essere profondamente felice per un lungo periodo. Allora, data l’inevitabilità della cosa, ho cercato di dissimulare goffamente, credendo che bastasse.
Ma, inconsciamente, e c’è da sorprendersi che sia potuto accadere, stavo solo stringendo i denti aspettando che tutto finisse. Un po’ come quando mi capita di finire accidentalmente ad una festa con molte persone e musica e sconosciuti.
A pensarci ora vedo un’affinità tra eventi che non collegavo prima: proprio in una di queste situazioni è fiorita l’occasione della felicità sprecata.

Una volta che tutto è passato, credi di poter respirare di nuovo e ritrovarti a tuo agio, ti rendi conto che ormai avevi cominciato ad abituarti e che tutto sommato torneresti indietro mille volte, perché ad essere felice ora hai imparato.
Solo che, mancando le occasioni di esserlo, è un po’ mortificante; benché sia ora più semplice trarre un po’ di felicità dalla vita.
Va sempre un po’ meglio e un po’ peggio: contrappesi delle varie facce di un’esistenza.

Certo sono lezioni preziose: non vanno dimenticate; così scrivo un post su un blog, per mettere ordine.
Cose che credo non imparerò mai, però, sono la puntualità e il tempismo per imparare certe cose.

A tutti coloro che hanno il mio stesso problema farà compagnia lo spirito delle scale.

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